Domande sul Partner Femminile


D: Fumo e alcool interferiscono sulla fertilità femminile?

R: Si! Le donne fumatrici hanno un tasso di infertilità più alto, una fecondità (possibilità di concepire per ciclo) ridotta e impiegano più tempo per concepire. Il fumo, infatti, è dannoso per le ovaie e la gravità del danno è direttamente proporzionale al numero di sigarette e da quanto tempo una donna fuma.

D: Se mi sottopongo a PMA corro rischi per la mia salute?

R: Per quanto riguarda la donna, la principale complicazione alla quale può andare incontro è la sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS). L'OHSS è una condizione caratterizzata da diverse condizioni clinico/laboratoristiche causate dalla somministrazione esogena di farmaci per l'induzione della crescita follicolare multipla e dell'ovulazione. Essa è caratterizzata da un rapido incremento volumetrico delle ovaie, emoconcentrazione ed accumulo di liquidi in cavità addominale. In caso di iperstimolazione ovarica lieve, che non prevede la necessità di un ricovero ospedaliero, i sintomi sono distensione addominale, nausea e ingrossamento delle ovaie. Mentre quando la sindrome si presenta in forma più grave, e pur verificandosi in una bassa percentuale di casi, i sintomi sono dolori addominali, ascite, concentrazione di elettroliti nel sangue e ipercoagulabilità ematica, oliguria e dispnea. In questo caso le complicazioni che potrebbero verificarsi sono più serie e può rendersi necessario un ricovero per monitorare le condizioni e intervenire opportunamente.
L'iperstimolazione ovarica di tipo lieve o moderata, occorre nel 4% dei cicli stimolati, mentre nella forma severa nello 0,4% dei casi. è possibile prevenire tale complicanza identificandone i fattori di rischio principali quali l'età, elevati livelli di AMH, elevata conta dei follicoli astrali, precedenti OHSS, anamnesi positiva per policistosi ovarica, soggetti magri, elevati livelli di estradiolo plastico, falda fluida in addome. Qualora il rischio di sviluppare tale condizione sia elevato è possibile sospendere il ciclo, crioconservare gli ovociti, non effettuare il trasferimento degli embrioni e di procedere alla crioconservazione degli stessi ed al loro trasferimento differito non appena le condizioni di salute lo permettano nei casi di insorgenza post-fertilizzazione.
Per quanto riguarda invece i rischi operatori, questi sono molto contenuti e legati principalmente al prelievo per via transvaginale di ovociti. Raramente possono verificarsi infezioni pelviche e sanguinamento addominale (1 su 2500 casi), mentre non esistono rischi anestesiologici legati alle terapie di fecondazione assistita.
Una volta raggiunta la gravidanza, il rischio più alto per la donna e per il feto è quella di aborto spontaneo, la cui incidenza risulta superiore in caso di gravidanze ottenute con fecondazione assistita (15%) in cui uno o più embrioni si impiantano fuori dall'utero o eterotopiche, in cui due o più embrioni si impiantano contemporaneamente nell'utero ed in un'altra sede.
Nel primo caso, i rischi per la donna e per il feto sono maggiori, in quanto l'impianto in sede ectopica potrebbe causare complicazioni emorragiche, anche se le gravidanze ectopiche sono individuabili prima del verificarsi di complicazioni, grazie al monitoraggio della paziente e del feto. Per quanto riguarda invece il feto, i rischi maggiori sono legati al verificarsi di gravidanze plurigemellari e quindi al numero di embrioni che vengono trasferiti con la procreazione assistita. Se infatti il trasferimento di due o più embrioni nell'utero assicura maggiori possibilità di arrivare alla gravidanza, allo stesso tempo aumentano i rischi di gravidanze multiple, in particolar modo quelle trigemellari che risultano essere le più pericolose (frequenza gravidanze gemellari 30%, gravidanze trigemellari 6%).
In questo ultimo caso è molto alta la possibilità di parti prematuri che comportano conseguenze per il neonato e per la madre stessa al momento del parto. È d'altronde impossibile stabilire a priori la capacità di sviluppo di ogni embrione trasferito.

D: Quanto influisce l'età sulla possibilità di rimanere incinta?

R: L'età della prima gravidanza è sempre più alta, almeno in Italia. Negli ultimi 10 anni, infatti, si è spostata da 31 anni a 36 la media dei pazienti che si sottopongono a trattamenti relativi all'infertilità, a dimostrazione che la ricerca di un bambino arriva solo dopo i 30 anni. Secondo il registro della PMA, l'infertilità colpisce il 15% delle coppie. Un dato davvero alto che dimostra di essere in crescita. Le stime, infatti, prevedono che il 19 percento delle nuove coppie è infertile e il 4 sterile. Nelle città con un alto tenore di vita si cerca il primo concepimento intorno ai 35 anni.

D: Un fibroma all'utero può essere causa di infertilità?

R: Questo dipende dal momento della vita della donna in cui il/i fibroma/i viene diagnosticato, dall'età della donna stessa, dalla sede in cui il fibroma si trova, dalle sue dimensioni, dal fatto che sia unico o multiplo. Un fibroma può causare difficoltà di concepimento, soprattutto se è localizzato vicino all'origine delle tube.

D: Esiste una relazione tra tumori alla mammella e stimolazione ormonale?

R: No! Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori olandesi e pubblicato sul Journal of the American Medical Association afferma che le pazienti che si sono sottoposte a un trattamento di stimolazione ovarica per procedere alla fecondazione assistita non hanno maggiori probabilità di ammalarsi del più diffuso tumore femminile (quarantottomila le nuove diagnosi conteggiate nel 2015). Già nel 2013 un gruppo di ricercatori israeliani e statunitensi aveva pubblicato su Fertility and Sterility i dati di una ricerca che escludeva il rischio oncologico, di cui sarebbe eventualmente responsabile il surplus di ormoni (estrogeni e progesterone) che si genera nel tentativo di indurre l'ovulazione e che può contribuire all'insorgenza di alcuni tumori al seno, all'ovaio e all'utero. Per questo motivo, prima di cominciare un trattamento, si consiglia alle donne con più di 33-35 anni di sottoporsi a una ecografia mammaria o a una mammografia.

D: Cos'è l'endometriosi?

R: L'endometriosi è una condizione caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale (compreso di ghiandole e stroma) in sede ectopica, ovvero al di fuori del suo sito naturale all'interno della cavità uterina. L'endometrio ectopico, al pari di quello eutopico, risente dei diversi stimoli derivanti dagli ormoni ovarici, in particolare degli estrogeni, ed assume quindi atteggiamenti proliferativi e funzionali simili a quelli che si verificano nell'endometrio normale compreso lo sfaldamento ed il sanguinamento in epoca mestruale. L'endometriosi è una condizione che interessa quasi esclusivamente le donne in età fertile, eccezionalmente in età puberale, raramente nell'adolescenza e tende a regredire dopo la menopausa. Essa è una patologia benigna, che provoca però importanti ripercussioni sulla qualità di vita e sullo stato psicologico della donna che ne è affetta soprattutto per i risvolti clinici che essa comporta (convivenza con il dolore pelvico, riduzione della capacità riproduttiva, necessità di sottoporsi a ripetuti interventi chirurgici). È inoltre una patologia estremamente imprevedibile nella sua evoluzione e nella sua manifestazione obiettiva e soggettiva. In alcune donne la malattia si circoscrive a pochi impianti asintomatici e non evolve, in altre progredisce in breve tempo e con manifestazioni drammatiche fino al suo spargimento totale in tutti gli organi e tessuti della pelvi. Le sedi più frequentemente interessate dalla malattia sono gli organi pelvici, tra cui in particolare figurano: ovaie (colpite nell'80% dei casi e spesso bilateralmente), cavo del Douglas, plica vescico-uterina, legamenti larghi, legamenti utero-sacrali, sierosa dell'utero, tube e setto retto-vaginale. Più rare sono le localizzazioni a livello di: appendice, retto-sigma, vulva, vagina, vescica, ureteri, polmoni. Rarissima infine, ma documentata in letteratura, è la localizzazione a livello del sistema nervoso centrale. Interessa il 30-50% delle donne infertili. Si stima colpisca circa 3 milioni di donne in Italia, 14 milioni nella comunità europea e circa 150.000.000 di soggetti nel mondo. Le principali manifestazioni possono essere dolori mestruali invalidanti, dolore pelvico cronico, dolore ai rapporti sessuali, disturbi della minzione o della defecazione.